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È FALSA LA NOTIZIA DI “APPROVAZIONE EUROPEA” DEI RIGASSIFICATORI NEL GOLFO DI TRIESTE
Una disinformazione grossolana su procedure inesistenti

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Alpe Adria Green renderà pubblici altri documenti su falsificazioni e coperture


Trieste-Ljubljana, 1.2.2010.- È falsa la notizia pubblicata in Italia che il 26 gennaio a Bruxelles la Commissione Europea avrebbe dichiarato la regolarità delle procedure italiane e negato il diritto di opposizione della Slovenia per i due rigassificatori progettati nel Golfo di Trieste. Si è trattato soltanto di una riunione tecnica trilaterale informale, conclusa con la raccomandazione europea all'Italia di effettuare con la Slovenia una valutazione comune degli impatti.

La notizia vera da Bruxelles era stata lanciata già il 27 gennaio dalle agenzie slovene ed ignorata in Italia, dove è stata invece diffusa appena il 29 e 30 gennaio la notizia falsa, che risulta costruita da Trieste con quattro lanci di notizie equivocabili e dichiarazioni di un politico locale sostenitore dei rigassificatori, il sottosegretario italiano all'ambiente Roberto Menia.

L'asserita “approvazione europea” dei due impianti non sarebbe stata comunque possibile perché simile procedura non esiste. Al contrario, Commissione e Parlamento europei hanno appena confermato ufficialmente (14 e 21.1) all'organizzazione ambientalista internazionale AAG-Alpe Adria Green di avere aperto le indagini sui suoi reclami contro il progetto di rigassificatore della società spagnola Gas Natural nel porto industriale di Trieste.
I reclami di AAG, che si fondano anche su documenti da indagini giudiziarie, affermano che il progetto della società è pericoloso, conterrebbe dati tecnici ed ambientali falsificati e sarebbe stato illecitamente favorito da autorità politiche italiane.

AAG informa ora che per porre fine alle troppe speculazioni sulla questione renderà pubblici altri documenti decisivi, che confermano in particolare falsificazioni e coperture delle informazioni tecniche sui gravissimi rischi per la popolazione in caso di incidente od attentato. Tali rischi coinvolgerebbero anche il vicino terminale dell'Oleodotto Transalpino, che da Trieste rifornisce Austria, Germania e Repubblica ceca.
 
RIGASSIFICATORI NEL GOLFO DI TRIESTE: PERCHÉ NO
UN DOCUMENTARIO  TRANSNAZIONALE PER FARE CHIAREZZA
 
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Il piano nasce da un’idea molto semplice quanto necessaria e doverosa: fare corretta informazione sui progetti dei terminali gas nel Golfo di Trieste. Il documentario affronta una problematica inter-nazionale che è anche motivo di confronto e contrasto tra due Paesi dell’Unione Europea, e verrà realizzato con riprese a Trieste e in Slovenia.

Quali sono veramente gli impatti ambientali previsti? Quali i rischi reali per la sicurezza della popo-lazione di Trieste e del Litorale altoadriatico? Quali le conseguenze sulle economie locali? Quali gli impatti sul traffico marittimo commerciale e diportistico da Trieste a Koper-Capodistria? Cosa ne sanno realmente i cittadini? I rigassificatori sono davvero necessari, o no? Quali sono le alternative energetiche già da ora possibili?
Queste sono alcune delle domande alle quali il documentario vuole dare risposta, anche intervistan-do scienziati, tecnici, cittadini, giornalisti, amministratori pubblici, politici.

Una parte essenziale del documentario valuterà il rischio industriale di sicurezza pubblica verifi-candone la situazione concreta a Trieste, per la quale l'Italia è già stata messa in mora dalla Com-missione Europea su denunce di Greenaction Transnational. Qual è già ora il pericolo? Dove sono i Piani di emergenza esterna (P.E.E.) degli stabilimenti a rischio, e perché i cittadini non ne vengono informati? Perché non è mai stato predisposto un piano per l’evacuazione della popolazione in caso di incidenti, e perché non è mai stata fatta alcuna prevenzione, che include le esercitazioni sul cam-po dei lavoratori e degli abitanti dell'area? Come è possibile autorizzare un terminale di rigassifica-zione in un'area fortemente urbanizzata e così esposta dall'elusione sistematica delle norme di sicu-rezza?

Si valuterà inoltre la gestione dell'informazione giornalistica in Italia (in particolare a Trieste) e Slovenia. Come sono state date le notizie, e quali, nei due Paesi? Perché i media dalla parte italiana del confine, hanno omesso notizie fondamentali sulle irregolarità documentate del progetto di rigas-sificatore di Gas Natural, e pure propagandato acriticamente disinformazioni, disorientando i citta-dini ed indebolendone le difese? Perché invece i media della Slovenia hanno potuto fare libera in-formazione professionale, consentendo ai cittadini di valutare il problema ed organizzare un'opposi-zione maggioritaria? E’ possibile che in un Paese co-fondatore dell'Unione Europea come l'Italia  l'informazione pubblica rimanga così condizionata e censurata dai poteri di turno?

Il documentario sarà dunque un’inchiesta giornalistica sul campo nello stile e con tutta la libertà professionale del giornalismo internazionale. Le fonti documentali sulle inchieste in corso (Autorità giudiziarie, Commissione Europea) saranno curati da Alpe Adria Green e da Greenaction Transna-tional, che mettono a disposizione i propri archivi.

Il documentario, che si prevede possa esser terminato entro giugno, verrà presentato pubblicamente ed inviato alle istituzioni italiane e slovene, al Parlamento Europeo ed alla Commissione Europea  come video-denuncia ad integrazione delle altre iniziative già avviate.

Aderiscono già al progetto (in ordine alfabetico):

AAG (Alpe Adria Green)
A.N.A.P. (Associazione Nazionale Assistenza Pensionati) sezione di Trieste
Associazione NOSMOG Onlus-Comitato Ambientalista Servolano
Comitatato per la Salvaguardia del Golfo di Trieste
Comitato S.O.S. Muggia
Greenaction Transnational
Gruppo Beppe Grillo Trieste

Il Supporto Tecnico Rischi antropici Industriali viene offerto dal Tavolo Tecnico Rigassificatori Trieste del Sindacato UIL Vigili del Fuoco del Friuli Venezia Giulia.

Per il progetto viene chiesto inoltre il patrocinio delle amministrazioni pubbliche locali italiane e slovene coinvolte dai progetti dei terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste, ed in particolare a: Regione Friuli Venezia Giulia; Provincia di Trieste; Comuni di Trieste, Muggia, Dolina, Duino-Aurisina-Devin Nabrezˇina, Sgonico-Zgonik, Monrupino-Repentabor (Italia); Comuni litoranei di Koper-Capodistria, Izola-Isola, Piran-Pirano (Slovenia).


 
LA SLOVENIA PER LA TUTELA INTERNAZIONALE DELL'ADRIATICO
Risoluzione parlamentare sull'ambiente marino
 
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Formalizzata anche la contrarietà ai rigassificatori nel Golfo di Trieste


La Camera di Stato della Repubblica di Slovenia ha approvato il 17.12.2009 una “Risoluzione sulle strategìe per l'Adriatico” proposta da un gruppo di parlamentari col patrocinio dell'organizzazione ambientalista internazionale Alpe Adria Green, di cui fa parte anche Greenaction Transnational.
La risoluzione stabilisce le posizioni e gli standard ambientali di riferimento che la Slovenia osserverà in materia anche nei rapporti con gli altri Paesi adriatici, e la impegna a a rappresentare e difendere fermamente gli interessi di tutela ambientale e di sicurezza dell'Adriatico settentrionale secondo le convenzioni internazionali e le norme ed indirizzi dell'Unione Europea.
Il documento afferma inoltre che le strutture ed impianti nuovi che abbiano impatti rilevanti sull'ecosistema adriatico devono essere valutati a livello regionale, cioè fra tutti i Paesi dell'area. La Camera di Stato slovena ha formalizzato in tal senso contrarietà alla costruzione di rigassificatori nell'alto Adriatico ed in particolare nel Golfo di Trieste, sia in territorio italiano che in quello sloveno.
Alpe Adria Green e le organizzazioni ambientaliste aderenti ritengono che la risoluzione della Slovenia per la tutela internazionale dell'Adriatico sia un passo decisivo che dovrebbe essere recepito nei contenuti dagli altri Paesi della regione. Ringraziano inoltre tutti i parlamentari sloveni che hanno contibuito a questo risultato, e per il particolare impegno Luca e Franco Juri.

 
RIGASSIFICATORE: GREENACTION SMENTISCE GAS NATURAL
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La magistratura non ha mai annullato le accuse di falsa documentazione

Gas Natural avrebbe anche un debito netto di 21,92 miliardi di euro

La società Gas Natural, proponente un rigassificatore a Trieste, ha dichiarato sul Piccolo 28.11, tra altro:   «L’accusa di falsa documentazione imputataci da alcuni ambientalisti è stata completamente chiarita davanti alla Procura, e infine archiviata perché totalmente falsa.» L’organizzazione ambientalista Greenaction Transnational – AAG smentisce questa dichiarazione di Gas Natural richiamandosi agli atti giudiziari, pubblicati  da tempo sul sito http://www.greenaction-planet.org .

Dagli atti giudiziari risultano infatti aperte in merito due inchieste penali, su segnalazione rispettivamente degli ambientalisti, inclusa Greenaction, e dei Comuni di Muggia e Dolina. La seconda indagine è ancora in corso, mentre nella prima la Polizia Giudiziaria (Guardia di Finanza – Sezione Navale di Trieste) ha accertato le false documentazioni, proponendo il rinvìo a giudizio dei responsabili.
 
A quel punto risulta dagli atti che la Procura di Trieste ha inviato parte del fascicolo istruttorio al Ministero dell’Ambiente coinvolto (sul che sono in corso altri accertamenti) e lo ha poi trasmesso per competenza alla Procura di Roma, che per archiviarlo non ha affatto dichiarato che l’accusa fosse falsa, ma che la materia fosse amministrativa e non penale. Ed a livello amministrativo sono stati ora presentati  ben cinque ricorsi al TAR (Greenaction-AAG, Comuni di Muggia, Dolina, Koper-Capodistria, WWF-Legambiente).

Le altre dichiarazioni di Gas Natural confermano inoltre che, come rilevato anche nei ricorsi al TAR, il parere ambientale favorevole delle autorità italiane è stato abnormemente dato prima e senza che venissero garanzie ambientali e di sicurezza fondamentali.

Quanto a garanzie operative, Greenaction osserva che secondo il Wall Street Journal del 4.11.2009, sezione Business (fonte: Dow Jones), i bilanci attuali di Gas Natural registrerebbero un debito netto di 21,92 miliardi di euro.
 
RICORSO AL TAR CONTRO IL RIGASSIFICATORE DI TRIESTE
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SINTESI STAMPA
degli argomenti del ricorso presentato il 13.11.2009 da Greenaction Transational (AAG) al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Friuli Venezia Giulia contro il decreto con cui il Governo italiano ha approvato il progetto di rigassificatore della società Gas Natural nel porto industriale di Trieste (Zaule).
Si tratta del decreto e del progetto che il Governo italiano ha fornito anche al Governo sloveno garantendone la regolarità tecnica e giuridica.

1.  La Commissione Tecnica di VIA-VAS (valutazione di impatto ambientale e strategico) del Ministero dell’Ambiente italiano che ha emesso i pareri finali sul progetto è stata dichiarata illegittima ab origine dal TAR  del Lazio.  Era quindi priva di poteri.

2.  Il decreto con cui la Commissione si è dichiarata favorevole al progetto è condizionato ad  accertamenti ed adempimenti che dovevano essere compiuti prima di emettere il decreto e non dopo. Il decreto non poteva quindi essere emesso, e non può essere considerato favorevole.

3. Non sono state considerate le violazioni delle norme comunitarie in materia di impianti pericolosi (direttiva “Seveso” bis n.  96/82/CEE e direttiva 2003/105/CEE sul controllo pericoli incidenti rilevanti sostanze pericolose);

4. Il progetto non contiene ovvero falsifica dati tecnici essenziali come la profondità e la temperatura del mare nella zona dove dovrebbe sorgere il rigassificatore, l’inquinamento termico e chimico delle acque prelevate ed emesse nel mare dall’impianto, la vicinanza di altre industrie pericolose, i problemi reali (non risolvibili) di sicurezza in caso di incedenti o attentati, il gasdotto di collegamento alla rete di distribuzione del gas.

5. Parti essenziali degli studi del progetto sono generiche e/o non firmate dai tecnici responsabili.

Conclusioni: per quanto sopra il decreto impugnato dev’essere annullato dal Tribunale Amministrativo.  Non si comprende come le Autorità italiane possano dichiarare sia in Italia che alla Slovenia che si tratta di un atto regolare dal punto di vista tecnico e giuridico.

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Greenaction e Alpe Adria Green  ringraziano tutti i donatori che hanno reso possibile  arrivare allla presentazione del primo ricorso contro l’autorizzazione rilasciata dal Governo italiano al progetto del terminale gas di Zaule. Nel contempo preghiamo tutti i cittadini sensibili all'ambiente, istituzioni e ditte di continuare a sostenerci poichè questa è solo la prima istanza di una lunga procedura giudiziaria.

SCARICA IL RICORSO AL TAR


 
9 NOVEMBRE: MANIFESTAZIONE DI AAG DAVANTI AL PARLAMENTO SLOVENO
NO AI RIGASSIFICATORI NEL GOLFO DI TRIESTE
 
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 Il 9 novembre 2009 Alpe Adria Green, in occasione dell’incontro interministeriale tra Italia e Slovenia, ha organizzato davanti al Parlamento Sloveno un presidio di protesta contro i progetti dei rigassificatori nel golfo di Trieste. Una delegazione di Alpe Adria Green è stata ricevuta dal Presidente del Parlamento sloveno Pavel Gantar a cui sono state consegnate le richieste dell’associazione ambientalista.
Le richieste sono state presentate pure all’ambasciata italiana che peraltro non ha voluto comunque  accogliere la delegazione degli ambientalisti bloccati all’ingresso da un carabiniere della vigilanza.
Una dimostrazione di come le autorità italiane intendono il dialogo con la società civile europea?
 
(IL)LEGALITÁ ANTIEUROPEA IN ITALIA ?
“Ordine” ai servizi contro l’opposizione a due rigassificatori.

roby.001.jpgRiportiamo qui sotto l’informazione ricevuta in questi giorni da fonte attendibile su voci di azioni illegali contro un esponente ambientalista italiano di AAG (Alpe Adria Green) e Greenaction Transnational particolarmente attivo nell’opposizione  ai due progetti italiani di rigassificatori nel Golfo di Trieste, al confine
con la Slovenia:


Testo italiano:

Oggi un amico che appartiene alla polizia mi ha avvisato:"Ho parlato con uno dei miei ex colleghi di Trieste che è ancora attivo. Mi ha detto che tutti i servizi italiani hanno avuto indicazione di "fottere" Roberto Giurastante di AAG. È divenuto un fattore di disturbo eccessivo per organi ufficiali italiani."

Testo sloveno:

Danes me je obvestil prijatelj iz vrst policije: "Govoril sem z enim mojim bivšim kolegom iz Trsta, ki je še aktiven. Povedal mi je, da so vse italijanske službe dobile usmeritev, da »zjebejo« Roberta Giurastantea iz AAG. Postal je preveč moteč fakotor za italijanske uradne organe."

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L’informazione trova già riscontro in violenti attacchi personali avvenuti recentemente su media del Veneto e di Trieste contro questo stesso esponente, che ha presentato le denunce su cui l’Unione Europea ha aperto verso l’Italia i procedimenti di cui alleghiamo l’elenco .
Questi fatti sembrano inoltre confermare che nella discussa vicenda dei due rigassificatori inaccettabili vi possano essere anche ambienti ed interessi che non hanno nulla a che fare con l’interesse nazionale invocato, e vorrebbero abusare delle strutture riservate dello Stato che devono difendere anche contro di loro quello che rimane della legalità in Italia.

 
TRIESTE: LEGGE SEVESO E RIGASSIFICATORI
LA COMMISSIONE EUROPEA METTE IN MORA L’ITALIA
 
26.10.2009 CONFERENZA STAMPA DI GREENACTION TRANSNATIONAL
 
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1. Oggetto della conferenza stampa.

Questa conferenza stampa è stata convocata per documentare e chiarire la notizia e le conseguenze del fatto che, a seguito delle nostre prime denunce del 2007 e 2008 sulla progettata costruzione di due rigassificatori nel Golfo di Trieste, la Commissione Europea ha già inviato all’Italia una lettera di messa in mora per violazione della direttiva 96/82/CE, (direttiva Seveso) «sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose», con riferimento specifico all’art. 13, paragrafo 1, che riguarda le informazioni alla popolazione sulle relative misure di sicurezza.


2. Fonte e riferimenti della notizia.

La notizia ci è stata fornita, tra altre, dalla Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo attraverso la documentazione che vi consegniamo ora in copia.

Si tratta di comunicazioni sull”istruttoria delle petizioni che avevamo presentato nel 2007 e  2008 contro i due rigassificatori, anche in relazione all’interrogazione presentata già nel 2006 dall’europarlamentare slovena Mojca Drc˘ar-Murko.


3. Implicazioni e conseguenze.

La direttiva si riferisce anche agli impatti transfrontalieri, ed all’art. 17, in presenza delle violazioni contestate, impegna gli Stati membri a vietare «l’attività o l’avvìo dell’attività di qualsiasi stabilimento, impianto o deposito o parte di essi, qualora il gestore non abbia presentato entro il termine stabilito, la notifica, i rapporti o altre informazioni previste dalla presente direttiva».

Questa stessa comunicazione del Parlamento Europeo conferma inoltre che per poter autorizzare i rigassificatori la  valutazione d’impatto ambientale deve “coprire i pericoli di tali impianti per la salute pubblica e l’ambiente marino”.



4. Chiarimenti.

Per l’istruttoria delle due petizioni il Parlamento Europeo ha chiesto, secondo prassi, alla Commissione Europea di acquisire le necessarie informazioni dalle autorità italiane denunciate.

Noi avevano denunciato, tra altre violazioni, che il progetto di Gas Natural elude il fatto che la Zona Industriale di Trieste dove sorgerebbe il rigassificatore ospita già una concentrazione abnorme di impianti pericolosi, per i quali le informazioni di sicurezza non sono state mai fornite o aggiornate (risultando anche mancanti o incompleti piani d’emergenza sia singoli che complessivi).

Nel gennaio 2008 la Commissione Europea ha chiesto i chiarimenti specifici alle autorità italiane, che con lettera del 28 febbraio 2008 le hanno fornito informazioni che confermano questa violazione, rimasta insanata. Perciò la Commissione, dopo aver atteso oltre un anno, nel marzo 2009 ha deciso di formalizzare la messa in mora dell’Italia, cui potrebbe seguire la procedura d’infrazione con le relative sanzioni.


5. Due scandali connessi.

Il provvedimento comunitario fa emergere sin d’ora due gravi scandali politico-istituzionali connessi.

Il primo scandalo è la concentrazione indisturbata a Trieste, da decenni, di industrie che producono, trattano ed immagazzinano forti quantità di sostanze pericolose – idrocarburi, gas tossici, esplosivi ed infiammabili, formaldeide, ecc. – senza le condizioni e misure di sicurezza.
Questa situazione (come i noti, abnormi inquinamenti industriali dei suoli, delle acque e dell’aria) è stata resa possibile dagli stessi poteri, locali e non, che ora vorrebbero imporre alla città anche questo rigassificatore.

Il secondo scandalo emerge dal fatto provato che le autorità di governo italiane sapevano ufficialmente almeno dall’inizio del 2008 di questa condizione impeditiva del progetto Gas Natural per cui sono state anche messe in mora all’inizio del 2009, ed avrebbero quindi dovuto provvedere immdiatamente a bloccarlo, oltre che a mettere in mora le industrie inadempienti.

Le autorità italiane hanno invece forzato l’approvazione del progetto in pochi mesi, nel luglio 2009, eludendo anche le denunce presentate e pubblicizzate sul fatto che il progetto falsifica od omette numerosi dati cruciali per le valutazioni d’impatto ambientale (VIA) e strategica (VAS), e tra questi anche la presenza degli altri impianti pericolosi fuori condizioni di sicurezza.

Falsificazioni, omissioni e forzatura politica sono ora perfettamente documentate dalle indagini giudiziarie che abbiamo già diffuso alla stampa nell’agosto scorso.

I documenti che vi abbiamo consegnato ora confermano che il governo italiano le ha utilizzate anche con la Slovenia e con le autorità europee: ha dichiarato infatti alla  Commissione che «Nel quadro delle procedure di consultazione transfrontaliera sono stati inoltre forniti alle autorità slovene i documenti prodotti dalle autorità italiane in relazione al rischio di incidenti associati ai progetti». Cioè i documenti che in realtà lo eludono anche per quanto chiariremo adesso.


6. Rischio locale e rischio strategico europeo.

La concentrazione di altri impianti pericolosi nell’area di interazione col rigassificatore proposto pone tre altri problemi fondamentali ed insuperabili, che risultano tutti elusi o travisati sia dal progetto di Gas Natural che dalle valutazioni d’impatto delle autorità italiane.

Il primo problema è quello del possibile effetto domino, cioè di esplosioni e/o incendi a catena, con effetti già di per sé devastanti.

Il secondo problema è che ogni falla nei serbatoi o nelle tubature di gas liquefatto determina una nube proporzionale di gas freddo in rapido riscaldamento ed espansione, che raggiunta una miscela con l’aria tra il 5 ed il 15% si incendia con effetti catastrofici paragonabili a quelli della nube piroclastica di un vulcano in un raggio che può coprire alcuni chilometri (e qui comunque su scala infinitamente maggiore della recente tragedia di Viareggio).

È esattamente per questo motivo che i rigassificatori possono essere realizzati in sufficiente sicurezza soltanto su coste deserte o su piattaforme marine 15-20 km al largo, con attorno ampie zone di sicurezza e divieto della navigazione, come appunto quello italiano di Porto Viro.

Il terzo problema è che la densità di industrie e popolazione nell’area prescelta, l’adiacenza del terminale dell’oleodotto transalpino TAL e la strettezza del lungo braccio di mare per l’accesso delle navi gasiere, renderebbero indifendibili da attacchi terroristici anche da breve distanza sia le navi che i serbatoi fuori terra del rigassificatore, come già quelli delle industrie pericolose vicine, dell’oleodotto e le petroliere.

Il quarto problema, conseguente, è che questo rigassificatore diventerebbe un obiettivo terroristico internazionale di primo livello perché basterebbe un unico attentato, facile e con mezzi minimi, per causare cotemporaneamente un numero di vittime elevatissimo con la distruzione di vaste zone residenziali, industriali, portuali e del terminale dell’oleodotto transalpino, che rifornisce Austria, Germania e Repubblica Ceca.


7. Implicazioni internazionali.

L’entità di questo rischio strategico rende necessario sottoporre il progetto anche a valutazioni specifiche dell’Unione Europea, della NATO e dei tre Paesi serviti dall’oleodotto.

La documentazione europea che vi abbiamo fornito in copia conferma inoltre che per gli impatti oltreconfine (cui si riferisce anche la direttiva Seveso) il progetto rimane condizionato al parere della Slovenia secondo la convenzione UNECE di Espoo del 1991 sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero.

E questo vale anche per il progetto di rigassificatore della EON su una gigantesca piattaforma in prossimità del confine marittimo italo-sloveno, che Roma sta tentando invece di far passare sotto silenzio politico e di stampa.


8. Altri accertamenti  europei in corso.

La documentazione che vi abbiamo fonrito informa anche che le autorità europee non hanno avuto ancora gli elementi per verificare la sussistenza delle violazioni alle procedure di valutazione d’impatto ambientale e strategica (VIA e VAS), da noi denunciate già allora, e che hanno perciò disposto ulteriori accertamenti in merito.

Sinora infatti Bruxelles disponeva soltanto delle risposte ufficiali delle autorità italiane, che sostenevano invece di avere rispettato tutte le procedure, incluse quelle di corretta consultazione con la Slovenia.

Questa situazione è stata ora superata dalle nuove prove giudiziarie, ed altre, che sono state già inviate ad integrazione delle due stesse petizioni, e separatamente proposte al Parlamento ed alla Commissione europei con petizione e denuncia nuove, presentate il 2 ottobre di quest’anno dalla rete ambientalista internazionale Alpe Adria Green, di cui Greenaction Transnational è co-fondatrice. Verrà anche chiesto l’accorpamento delle istruttorie.


9. Conclusioni ed ipotesi investigative.

È evidente che gli inganni tecnici e politici sin qui riscontrati nella vicenda dei progetti di rigassificatori a Trieste contrastano sia con lo sviluppo corretto di una rete energetica italiana ed europea efficiente e sostenibile, sia con una normale logica industriale di funzionalità e sicurezza degli impianti, e con essi degli investimenti.

Non si comprende dunque per quali motivi una maggioranza così compatta ed acritica di esponenti politici italiani – di governo ma anche di opposizione – continui a voler forzare una situazione simile anche di fronte all’evidenza dei fatti ed alla contrarietà delle popolazioni minacciate da ambedue le parti del confine.

E non si può non osservare che alla fine ci guadagnerebbero, come accade troppo spesso in Italia, soltanto le imprese di costruzione ed il noto, opaco sistema degli appalti, subappalti e forniture.

Se poi inseriamo il caso nel quadro complessivo della rete di rigassificatori prevista in Italia ed affidata a diverse società italiane e straniere, si potrebbe anche ipotizzare che il mondo politico italiano ne abbia effettuata e garantita una spartizione con partner finanziari, ed a condizioni, tali da non consentire nemmeno lo “sgarro” di bloccare un progetto così palesemente inaccettabile, pericoloso e pure foriero di contenziosi col Paese confinante e con  l’Unione Europea.

Ma la verifica di questa ed altre ipotesi variamente inquietanti esce dal nostro campo operativo per rientrare in quelli istituzionali della magistratura italiana e delle autorità europee. Nelle quali  dobbiamo quindi riporre la nostra fiducia.

SCARICA LA RISPOSTA DEL PARLAMENTO EUROPEO 


 
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
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Nell’incontro del 28 agosto col Ministro dell’Ambiente sloveno Karl Erjavec, AAG aveva annunciato che sarebbe ricorsa agli organi di garanzia dell’Unione Europea contro l’irresponsabile progetto del governo italiano di costruire un rigassificatore nel porto industriale di Trieste.

Il 2 ottobre AAG ha presentato il ricorso in due forme con lo stesso testo: come petizione al Parlamento Europeo e come denuncia (prijava) alla Commissione Europea, in modo da poter utilizzare ambedue queste procedure.

Sono state usate due lingue: lo sloveno come lingua di comunicazione con l’UE, e l’italiano per l’analisi dei documenti italiani, che avrebbero altrimenti richiesto una doppia traduzione col rischio conseguente di interpretazioni non corrette.

Le copie dei due atti sono stati già consegnati ufficialmente al Ministro Erjavec e vengono ora consegnati anche alla stampa.

La necessità tecnica e politica del ricorso europeo è stata confermata dal fatto che il governo italiano tenta di nascondere o negare lo scandalo delle falsificazioni, delle omissioni e della pericolosità del progetto, benché accertate dalla Polizia Giudizia italiana e documentate nel dossier che AAG ha reso pubblico dal 21 agosto (www.greenaction-planet.org).

Questo tentativo del governo italiano, che è perciò un nuovo scandalo sullo scandalo, è inoltre appoggiato dalla società proponente Gas Natural, dal sindaco di Trieste e da altri politici italiani, anche dell’opposizione di centrosinistra (in particolare dagli ex-comunisti).

Per quanto riguarda il contenuto tecnico e giuridico come potrete vedere i due ricorsi di AAG all’UE denunciano numerose violazioni gravi, suddivise in cinque capitoli, delle normative europeee fondamentali sull’impatto ambientale, sulla sicurezza e sulla consultazione delle popolazioni interessate

Il primo capitolo riguarda le falsificazioni ed omissioni negli studi d’impatto ambientale presentati da Gas Natural e nella loro approvazione da parte degli organi comptenti del Governo italiano.

Il secondo capitolo riguarda le violazioni delle direttive europee sulla sicurezza. A Trieste il rigassificatore e le navi gasiere sarebbe indifendibili da attentati a distanza ravvicinata, e diventerebbero un obiettivo terroristico internazionale di primo livello per numero potenziale di vittime e conseguenze strategiche internazionali dei danni.

Questo problema di sicurezza é tecnicamente insuperabile sia a livello civile che militare, riguarda anche l’UE e la NATO e rende inattuabile anche qualsiasi tipo di rigassificatore nel porto di Koper.

Il terzo capitolo riguarda le violazioni delle procedure europee di valutazione dell’impatto ambientale sia del rigassificatore che del metanodotto. Si tratta in particolare di altre gravi carenze tecniche del progetto, e dell’omessa  consultazione delle popolazioni.

Il quarto ed il quinto capitolo riguardano la violazione da parte del govern italiano delle norme europee sulla concorrenza e della valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero che legittima l’intervento doveroso della Repubblica di Slovenia.

In attesa delle indagini e decisioni dell’Unione Europea, l’organizzazione ambientalista transnazionale AAG invita il governo sloveno alla massima fermezza nella difesa delle popolazioni dell’Alto Adriatico contro questo scandaloso ed inaccettabile progetto italo-spagnolo.

AAG propone che se fosse veramente necessario costruire rigassificatori in quest’area, Italia, Slovenia e Croazia si accordino per un unico impianto comune, costruito secondo le norme europee di sicurezza e riduzione dell’impatto ambientale su una piattaforma marina situata ad almeno 20 km dalla costa e lontana dalle rotte commerciali e turistiche.

SCARICA LA PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO


 
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